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La foto parlante

By admin | gennaio 5, 2010

Il nostro sito è sempre oggetto di attenzione da parte dei visitatori online ma è soprattutto fonte di riflessione sulla nostra realtà territoriale. In questo senso alleghiamo una foto scattata poche ore fa (ma si ripete ovunque) che la dice lunga su quanto siamo capaci di sopportare e che la sconfitta del degrado civile dei nostri concittadini e ben lungi dall’essere determinata. Siamo in Via Picasso, direzione stazione Pianura dove ci si reca per i treni della circumflegrea e il capolinea dell’anm. Una famigliola è alle prese con il superamento di diversi e gravi ostacoli. 1-Mancano i marciapiedi (distrutti dai bobcat o ostruiti dai rifiuti) per cui sono costretti ad impegnare il centro della strada anche per alcune vetture in sosta vietata ai due lati della stessa strada; 2-hanno di fronte un’altra vettura contromano che sosta in prossimità dei traboccanti cassonetti di monnezza; dalla vettura in questione scendono due distinti signori che, con fare naturale, scaricano un grosso sacco di monnezza sui già pieni e malridotti contenitori di metallo; 3- i romantici colombi che si vedono in volo hanno appena terminato l’ennesima incursione sui rifiuti per alimentarsi dei residui di cibo fuoriusciti dai sacchetti lanciati alla men peggio e che contengono una carica batterica eccezionale in un periodo in cui ancora si cerca di debellare il rischio igienicosanitario. In poche ore, tenuto conto del ritmo con cui la gente scarica i propri rifiuti, la strada di accesso allo stazionamento diventa impraticabile. Questo luogo lo abbiamo segnalato decine di volte con foto e con documenti sottoscritti anche dal consigliere Palmers, ma di intervenire o controllare non se parla affatto. Ci incuriosisce sapere cosa passa per la mente della bambina accompagnata dai due adulti mentre vede tutte queste cose (tutti reati e violazioni di codici stradali) ben tollerate in un quartiere senza regole. Molto probabilmente si abituerà come cosa consueta a queste scene andando ad ingrossare le fila dei tanti “e io che posso farci?” ed alimentandosi della cultura dell’indifferenza e del disimpegno sociale.

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